
Alla Galleria dell'ex Eremo camaldolese di Rua di Feletto, è aperta fino al 19 aprile 2026 una mostra retrospettiva – a un quarantennio dalla morte – di Mario De Tuoni (1910-1986), artista spresianese che, pur restando autonomo dalle principali correnti e dai centri culturali dominanti. ai margini dei circuiti ufficiali, ha nondimeno sviluppato una ricerca coerente, radicata nel territorio e fedele a una visione personale della pittura.
«Il percorso espositivo evidenzia una pratica costante e consapevole, fondata sull’osservazione diretta della realtà. Il paesaggio rappresenta il nucleo centrale della sua produzione: non semplice veduta, ma campo di indagine sulla luce, sulla struttura dello spazio e sui rapporti tonali. De Tuoni costruisce le immagini attraverso un equilibrio misurato, evitando effetti spettacolari e privilegiando una sintesi formale capace di restituire l’essenza visiva dei luoghi.
Accanto al paesaggio, la presenza della figura umana conferma l’interesse dell’artista per la dimensione quotidiana. Le scene sono prive di enfasi narrativa e si concentrano sulla qualità del gesto e sull’armonia compositiva. La figura non domina lo spazio, ma vi si integra con naturalezza, contribuendo all’unità dell’immagine. Anche nelle composizioni dedicate agli oggetti emerge la stessa attenzione strutturale: gli elementi sono organizzati con rigore, studiati nei volumi e nei rapporti di luce, trasformando soggetti comuni in esercizi di precisione pittorica.
Elemento cardine della produzione di De Tuoni è il tonalismo di matrice veneta, assunto come scelta linguistica consapevole. I passaggi cromatici sono calibrati con finezza, costruiti per gradazioni progressive che eliminano contrasti bruschi e favoriscono una visione unitaria. La luce, diffusa e atmosferica, modella le forme attraverso variazioni sottili, rivelando una profonda sintonia con la tradizione pittorica del territorio, riletta in chiave personale e novecentesca.
Particolare rilievo assume la qualità tecnica, evidente sia nella pittura a olio sia nell’acquerello. In entrambe le tecniche De Tuoni dimostra padronanza del mezzo, controllo della materia e freschezza esecutiva. La stesura del colore rivela sicurezza e disciplina, frutto di una pratica continua e di un rapporto diretto con il fare pittorico.
Questa retrospettiva non si limita a ripercorrere un itinerario artistico, ma intende restituire la coerenza di una scelta espressiva coltivata nel tempo con disciplina e convinzione. La mostra intende sottolineare come per Mario De Tuoni la pittura sia stata una presenza imprescindibile, esercitata con dedizione lungo tutto l’arco della vita. Ne emerge il profilo di un artista appartato ma coerente, capace di costruire un linguaggio personale fondato su equilibrio, misura e profonda sensibilità luminosa. (Comunicato-stampa)


Mario de Tuoni (1910–1986) | Cenni biografici

Mario De Tuoni nasce a Spresiano nel 1910, in una famiglia di umili origini.
Nel 1934 si diploma con il massimo dei voti alla Scuola di Arti e Mestieri di Fagaré, sotto la guida del maestro Giacomo Caramel, che ne riconosce il talento e lo incoraggia a proseguire gli studi. Grazie al suo sostegno, de Tuoni si iscrive all’Istituto d’Arte di Venezia, dove nel 1938 consegue il diploma in affresco e pittura murale.
Partecipa alle edizioni del 1940 e del 1941 della Mostra d’Arte Trevigiana, iniziando a inserirsi nel fervente panorama artistico trevigiano. Nei primi anni del dopoguerra collabora con il restauratore Gino Borsato ai lavori di restauro e ricostruzione di edifici danneggiati dai bombardamenti. In questo periodo realizza inoltre affreschi e decorazioni murali in diverse chiese della provincia di Treviso, consolidando la propria esperienza tecnica nel campo della pittura murale.
Nel corso della sua vita alterna l’attività artistica al lavoro di disegnatore tecnico industriale e a quello di insegnante di discipline artistiche nei corsi di dopolavoro, mantenendo sempre vivo il legame con la formazione e la trasmissione del sapere.
Intorno alla fine degli anni Cinquanta, grazie al suo impegno e a quello dell’amico artista Lino De Adamo, nasce il Gruppo Artisti Spresianesi (G.A.S.), realtà tuttora attiva e significativa per la vita culturale e artistica del territorio.
Nel corso della sua carriera espose in numerose mostre personali e collettive.
Hanno scritto di lui, tra gli altri, Luigina Bortolatto, Ottorino Stefani, Giuliano Simionato, Lino Epifani, Pier Luigi Beltrame e Vittoria Magno.
Mario De Tuoni muore a Spresiano nel 1986.
Nel 1990 alcune sue opere sono presenti alla mostra Pittura a Treviso tra le due guerre, curata da Marco Goldin nelle sale di Palazzo Sarcinelli a Conegliano, che contribuisce a collocare il suo lavoro nel contesto storico-artistico trevigiano accanto ai grandi nomi quali Arturo Martini, Gino Rossi, Juti Ravenna e Giovanni Barbisan.
La sua produzione, che comprende circa mille opere tra dipinti a olio e acquerelli, è stata archiviata grazie al lavoro della dott.ssa Paola Barbon e del figlio Luigi.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.
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